Read La guerra della discarica by Luca Tarenzi Online

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La vita nella discarica è dura, tra il pericolo mortale e onnipresente dei gabbiani, la difficoltà di procacciarsi il cibo e le faide con le altre tribù, come gli spaventosi Boggarts.Ma Cruna ha deciso che le cose devono cambiare: convince i suoi amici Verderame e Disgelo a rubare la batteria di una macchina, in modo che il suo acido possa fornire energia alla sua gente, vLa vita nella discarica è dura, tra il pericolo mortale e onnipresente dei gabbiani, la difficoltà di procacciarsi il cibo e le faide con le altre tribù, come gli spaventosi Boggarts.Ma Cruna ha deciso che le cose devono cambiare: convince i suoi amici Verderame e Disgelo a rubare la batteria di una macchina, in modo che il suo acido possa fornire energia alla sua gente, visto che l'inverno è alle porte. Come reagirà però il Re Albedo, fratello di Cruna, alla missione non autorizzata? Che cosa sta complottando Waspider, re dei Boggarts? E chi è il misterioso nuovo arrivato, dotato di un Glamour diverso da qualsiasi altro tipo di magia conosciuta?La Guerra della Discarica è il primo capitolo di una trilogia che descrive la vita delle più feroci creature del mondo: LE FATE!...

Title : La guerra della discarica
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ISBN : 9788899216047
Format Type : ebook
Number of Pages : 240 Pages
Status : Available For Download
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La guerra della discarica Reviews

  • Tanabrus
    2018-09-28 08:07

    **SECONDA LETTURA**Dopo aver riletto il libro, mi trovo bene o male a concordare con quanto scritto al riguardo tre anni fa. Ma ho notato meno i lati negativi che avevo individuato allora: il comportamento di Cruna ora mi appare più credibile, una giovane principessa che immagino si possa definire adolescente, libera da obblighi di comando (che spettano al fratello con tutte le pesanti responsabilità che ne conseguono) ma sempre indicata come principessa da tutti, di famiglia "reale" ma cresciuta con gli orfani visto che il padre non la vedeva, e aggiungiamo a questo anche il burrascoso rapporto col fratello. Gli elementi per una principessa ribelle, sempre intenta a sfidare l'autorità ma al contempo decisa a mettersi in mostra e ad aiutare la propria tribù, ci sono tutti.E pure non mi ha pesato come in passato la supposta "subalternità" della storia rispetto all'ambientazione. Si, l'ambientazione è splendida. Ma la storia prosegue spedita, senza soste. Parte con la pila e, in questo libro, finisce chiudendo il cerchio con la stessa pila. Ma dalla scorribanda iniziale ora si respira aria di guerra tra le tribù, è comparso l'elemento nuovo della Piota Vagante che potrebbe dare al geniale capo dei Boggart l'arma definitiva per conquistare tutto il conquistabile.Insomma, mi sono goduto il libro ancora di più la seconda volta.L'unico difetto che gli posso trovare, questa volta, è che vola via troppo velocemente, più che un libro sembra una prima parte di un unico libro.**PRIMA LETTURA**L’idea per questa storia all’autore è venuta vedendo una grande, caotica e mefitica discarica.L’ha vista, e ha pensato al piccolo popolo che avrebbe potuto vivere lì, adattandosi a quell’ambiente insalubre.Ed è arrivata Poison Fairies.L’ambientazione e l’idea sono splendide: ci troviamo in una grandissima discarica, dove vivono svariate tribù di fate. Le fate delle vecchie tradizioni, il piccolo popolo. Creature minuscole che si nascondono agli umani e lottano giorno per giorno per sopravvivere in un ambiente ostile, tra le calamità naturali rappresentate dagli uomini, le minacce degli animali e le guerre con le altre tribù.I nostri protagonisti sono goblin, e più nello specifico sono Cruna, la lorogiovane principessa e sorella dell’attuale re Albedo, ribelle e indomabile; Verderame, la sua amica orfana col potere della veggenza; e il misterioso Disgelo, altro orfano con sangue di sirena nelle vene, che gli garantisce oscuri poteri che tiene segreti a tutti.Assieme al leale Stilo i tre progettano di fare un’incursione nel territorio nemico dei Boggarts, acerrimi nemici con cui il re ha siglato una dolorosa tregua concedendogli terre e tributi, per rubare un nuovo rifiuto finito lì da poco, per caso: la batteria di un’automobile. Una potentissima sorgente di veleno, in grado di dare un vantaggio enorme alla tribù che la possieda… anche perché le creature fatate, apprendiamo, vivono di veleni.Il loro sangue è veleno, che usano contro i nemici e possono modificare con l’esperienza e lo studio. Così come possono ammantarsi di glamour per usare i propri specifici poteri, oltre che per occultarsi dalla vista degli animali e degli umani.Ovviamente la missione avrà un esito disastroso, che scatenerà l’ira del re e la decisione drastica di giustiziare Disgelo per impartire una lezione alla principessa.E altrettanto ovviamente la storia ruoterà intorno al salvataggio del mezzosangue da parte di Cruna, oltre a tenere sempre bene a mente la temibile batteria.Dall’altro lato dello schieramento conosciamo invece il re Boggart, Argiope. Intelligente, dotato per la magia, curioso, calcolatore. Un ottimo re, direi, molto più del re Goblin. Riconosce il valore della conoscenza e, come suo padre prima di lui, si è impegnato enormemente per accumularne. Solo che lui ha anche il potere di usarla… e ora ha appena fatto una scoperta che potrebbe garantirgli il dominio sull’intera Discarica, un potere sconosciuto che aspetta solo che lui esca fuori per coglierlo e farlo proprio.I personaggi sono caratterizzati splendidamente, con l’eccezione di Cruna -la protagonista, purtroppo- che sembra quasi caricaturale nelle azioni e nell’infantilità che la muove, sopratutto se messa a confronto con gli altri personaggi.Altrettanto splendida, se non superiore, l’ambientazione. La vita dei folletti, la loro organizzazione sociale, il loro utilizzo dei nostri scarti.E la magia, il glamour, la mitologia, il mondo delle sirene… uno squarcio fantastico su un microcosmo stupefacente.Peccato che a fronte di una tale ambientazione fantasiosa e affascinante la storia passi quasi in secondo piano, focalizzata in questo primo volume solo sulle azioni e reazioni di Cruna. Immagino che nel seguito avrà molta più importanza la vicenda di Argiope, di portata più estesa che non la salvezza di Disgelo.Piacevolissimo, comunque, e malgrado la semplicità della trama l’ambientazione è così intrigante che non si riesce a staccarci dal libro.

  • NocturnalBlaze
    2018-10-12 03:03

    Primo capitolo di quella che sembra essere una promettente trilogia urban fantasy, La guerra della discarica è stato capace di trasportarmi in una dimensione nuova ed originale, creando una storia tanto avvincente quanto innovativa, una boccata d'aria fresca per quel che riguarda la mia esperienza con questo genere di letteratura. L'innovativo setting, rappresentato da una discarica cittadina, è popolato di minuscole creature che cercano di sopravvivere in questo ambiente ostile e ci riescono grazie ad una serie di poteri che vanno a costituire un sistema magico alquanto interessante. In generale, a caratterizzazione dei personaggi, delle loro capacità e dell'ambiente in cui si muovono è davvero ben fatta e la narrazione risulta scorrevole, piacevolissima e molto avventurosa, ricca di colpi di scena. A partire da una vicenda semplice (una missione che sfida l'autorità ed i cui esiti portano a gravi conseguenze per il gruppo che ha osato compierla), il breve romanzo tocca tanti temi interessanti: i rapporti famigliari e di amicizia, la lealtà, il coraggio, la messa in discussione dei ruoli sociali prestabiliti, la fedeltà - tutte tematiche tipiche del genere fantasy che qui vengono rielaborate in chiave più moderna ed urbana. Qualche elemento che non ho apprezzato del tutto c'è, uno su tutti la protagonista, una fata dal carattere non esattamente amabile e che spesso compie scelte che ho trovato poco condivisibili, ma a bilanciarla ci sono due spalle di qualità decisamente superiore (Verderame e Disgelo, con i loro archi narrativi da veggente predestinata l'una e da mezzosangue figlio di una sirena l'altro, rappresentano ciò che di più interessante ho trovato all'interno del romanzo).Non mi aspettavo nulla da questa lettura pressoché sconosciuta e ho finito per trovarmi di fronte qualcosa di inaspettatamente piacevole, che ho letto in un soffio e che mi ha lasciato addosso piacevoli sensazioni. Un libro avventuroso, oscuro al punto giusto, ricco di potenzialità, che mette delle buone basi per una trilogia urban fantasy di tutto rispetto.

  • Angharad Eldrige
    2018-10-06 07:10

    Cruna, principessa dei Goblin, ha deciso di recuperare una batteria dal territorio dei Boggart, nemici del suo popolo. Con lei ci sono Verderame, una Sluagh, ovvero una veggente, e Disgelo, un Goblin figlio di una Sirena. La missione è portata avanti a insaputa del fratello di Cruna, il re Albedo; la speranza della Goblin è di portare giovamento al suo popolo, dato che la batteria è una fonte di acidi, arma utile nella guerra contro i Boggart, che sembra ormai imminente dopo un periodo di pace ottenuto a un prezzo esorbitante. Leggere questo romanzo è stata una continua sorpresa. L’ho comprato semplicemente perché l’autore è Tarenzi (se non avete letto il suo Godbreaker dovete rimediare subito) e per la cover, di cui sono innamorata; della trama ricordavo poco, quindi l’ho scoperta leggendo, cosa che non mi capitava da tempo.Non fatevi ingannare: potrebbe sembrare solo un romanzo per ragazzi, considerate le creature di cui tratta, ma l’atmosfera è ben più cupa e le fairies di Tarenzi sono quelle della tradizione anglosassone e non di quella italiana che ci porta a immaginare delle dolci e simpatiche fate. I Goblin sono rissosi, violenti e vendicativi, perennemente in guerra con i Boggart, popolo fatato ugualmente letale. Le creature che più mi hanno sorpresa e affascinata sono state le Sirene, molto diverse dall’immaginario più comune, e che vengono prima solo citate dai personaggi per poi incontrarle in un punto ben preciso del romanzo, ma non dico altro per non rovinarvi il piacere di leggere una delle parti a mio parere più belle. Mi è piaciuto moltissimo come l’autore abbia rimodellato a suo piacere le creature fatate, il Piccolo Popolo, come le abbia in un certo senso modernizzate. Non sono più come quelle delle leggende, i loro poteri e i loro habitat si sono notevolmente ridotti a causa dell’uomo e della sua diffusione. Si sono evoluti e si sono adattati a un ambiente ostile e ora sono creature molto piccole che vivono nella Discarica. Tarenzi è riuscito a rendere in modo davvero realistico la vita di questi piccoli esseri: mi è sembrato quasi di poterli vedere usare gli oggetti che gli umani gettano via, sfruttandoli a loro vantaggio per costruire qualsiasi strumento. Interessante è il Glamour, la magia utilizzata dal Piccolo Popolo: ogni creatura ne è dotata, anche se in modo diverso. Qualcuno è caratterizzato da un glamour più potente o particolare, come Verderame ad esempio: lei è una Sluagh, una veggente morta alla nascita e in grado di vedere al di là di qualsiasi Glamour. I personaggi sono ben caratterizzati e avrei voluto un po’ più di spazio per tutti, per poterli vedere più spesso. In particolare il mio preferito è Disgelo, mi ha conquistata subito con la sua impertinenza e impulsività. C’è tutta una parte di cui lui è protagonista che ho letteralmente adorato e che riguarda le sue origini, e sono le mie pagine preferite del romanzo. Anche Cruna e Verderame mi sono piaciute molto, anche se quest’ultima l’ho apprezzata piano piano, non è stato amore a prima vista come nel caso di Disgelo, anzi, all’inizio mi stava un filino antipatica.Forse quella che spicca meno all’inizio è proprio Cruna, la protagonista, che in un certo senso è come ci si aspetta sia il protagonista, sembra non riservare particolari sorprese e invece andando avanti viene caratterizzata molto bene e si scoprono sempre più dettagli sul suo passato, cosa che aiuta a completare il quadro. Quello che ho apprezzato particolarmente è come siano state messe in luce le caratteristiche migliori e peggiori dei personaggi: ne conosciamo i pregi, ma soprattutto i difetti. E questo fa sì che nonostante siano delle creaturine fatate, risulti facile sentirli vicini e reali.Se proprio devo trovare un difetto a questo romanzo è la sua brevità (I want more pages! Give me more!) e il fatto che non si concluda. Si chiude con un bel cliffhanger che mi ha fatta indispettire, lo ammetto, ma mi è piaciuto talmente tanto il romanzo che glielo perdono. *si sente magnanima*C’è da dire che nonostante la brevità, la trama è ben sviluppata e in un certo senso si chiude la vicenda con cui ha inizio il libro. Spero di non dover aspettare troppo per il seguito, perché ne ho davvero tanto bisogno.

  • Livio Gambarini
    2018-10-17 06:11

    Un vero fantasy moderno, magnifico nelle immagini e avvincente nell'azione. I protagonisti appartengono a una razza di fate dei rifiuti, goblin tenaci e affascinanti che vivono in una Discarica. Si tratta del mondo in cui viviamo noi, ma visto DA SOTTO. Dal punto di vista, cioè, di creature alte cinque centimetri, per le quali dei semplici gabbiani sono un pericolo mortale e la cui sopravvivenza ruota attorno alla loro capacità di impadronirsi dei rifiuti più preziosi che giungono nella Discarica, prima che siano le altre bellicose tribù a mettervi sopra le mani. Perché basta una batteria d'auto usata per distillare quantità letali di acido, basta un cellulare con dentro una SIM card, qualche centesimo e mezza batteria, per permettere ai goblin di navigare in internet per il tempo che gli occorre. L'invisibile ecosistema fatato che brulica nel mezzo della Discarica mi ha destato un "sense of wonder" che non trovavo da anni in un libro fantasy. Raccomandatissimo!

  • Aislinn Aislinn
    2018-09-30 03:11

    Questo romanzo ha un atroce difetto: arrivati alla fine si resta sgomenti a cercare di sfogliarne ancora le pagine - cartacee o virtuali, a seconda dell'edizione scelta - perché se ne vuole di più. Come primo atto di una trilogia, direi dunque che compie alla perfezione il suo malefico lavoro...Che le fate non fossero sempre le caramellose creaturine con abiti color confetto che elargiscono doni e poteri agli eroi di turno, certo, lo sapevamo già. Chiunque vada oltre i film Disney e conosca un po' di folklore, o anche solo le versioni originali di certe fiabe, sa che esistono fate tutt'altro che gentili, oltre a un'infinita schiera di creature che si dilettano nell'affogare gli umani e divorarli, nel rapirne i bimbi, nell'ingannarli in cento modi diversi. Abbiamo però sempre visto il popolo fatato in posizione di dominio. Perfino quando esiliati dal nostro mondo, magari sconfitti da una preghiera o superati in astuzia dal protagonista di un racconto, fate e folletti possiedono poteri ignoti, conoscenze arcane, e non temono l'essere umano: manipolano e dominano l'ambiente dove noi siamo gli ospiti.In Poison Fairies, invece, goblin, boggart e così via sono i discendenti delle originarie e potenti creature fatate. Rimpiccioliti a un'altezza di pochi centimetri. Dei loro antichi doni conservano il Glamour, personale per ognuno, ma sufficiente appunto a esercitarlo sui propri simili e nascondersi dagli umani... perché è questo ciò che fanno soprattutto: si nascondono dagli umani, lottando per il diritto di vivere giorno dopo giorno, contro le tribù rivali, contro gli animali più grandi che li prederebbero come topi, contro l'inverno e le malattie, in un ambiente ostile e quanto mai lontano dai mitici palazzi e dai boschi rigogliosi: una discarica.Sono feroci, queste fate, abituate a combattere con le armi, le unghie, i denti e la magia - o la stregoneria. Capaci di torturare, ingannare, uccidere a sangue freddo. E con paure, sensi di colpa, debolezze che sanno di non potersi permettere.Conosciamo così Cruna, principessa e sorella del re Albedo, pronta a sfidarlo per dimostrare di essere cresciuta e di essere degna di comandare e aiutare il suo popolo, i cui piani originari non andranno come devono: e tra un disastro e l'altro Cruna continuerà a lottare con una tenacia quasi cieca, per salvare gli amici, per riscattarsi, per scacciare le grida dei compagni caduti dalla memoria. Un personaggio, Cruna, che commette errori e si rialza, che non è perfetta e che, proprio per questo, rende fin troppo facile identificarsi con le sue insicurezze, con le sue paure: Cruna siamo noi, ogni volta che sbagliamo perché la vita non ci concede di riflettere, ogni volta che ci rigiriamo nel letto in preda a troppi pensieri per poter dormire.C'è poi Verderame, dotata di un potere speciale che nessuno possiede e perciò protetta suo malgrado perché la tribù non può permettersi di perderla, che cerca di usare il buon senso ma non può abbandonare l'amica Cruna a cui vuole più bene di quanto osi confessare. E c'è Disgelo, che mi fa pensare a Dangerous dei Within Temptation, perché vive per l'adrenalina e il sangue che scorre veloce nei momenti di pericolo. Disgelo che tiene segreti i suoi veri poteri e che tutti odiano perché figlio bastardo di una sirena, le creature pericolose cui vengono offerti in pasto i condannati a morte.Ecco, le sirene ricordano maggiormente le creature potenti e misteriose del folklore: distorcono la "scala" delle proporzioni cui il lettore si è abituato quando le incontra e lasciano intuire un mondo assai più vasto - nello spazio, nel tempo, nella mente? - e anche (ancora) più alieno. Le sirene di Poison Fairies non assomigliano a quelle che avrete già visto nei libri o nei film, se non per la ferocia di divoratrici degli incauti che entrano nella loro pozza d'acqua (anche se nel romanzo non le vediamo in quel ruolo, quanto come trait d'union tra il mondo che Cruna e gli altri personaggi conoscono e quello che è stato, o potrebbe essere.Ci sono divinità, in questo mondo, anche. Nominate, qualche volta invocate ma senza commozione o calore; lontane, anche loro, leggende che non hanno utilità pratica quando occorre cacciare le falene e impedire che il veleno di un nemico ti accechi, ma che rappresentano il mistero di tutta una realtà troppo grande.Sì, è tutto troppo grande, per Cruna e Disgelo e Verderame e tutti gli altri. Ma mai, nemmeno una volta, questi personaggi vi daranno l'impressione di essere "piccini". Non lo sono i loro sentimenti e le loro emozioni - l'odio, la rabbia, l'affetto inespresso, la lealtà, l'indifferenza - che esplodono in accuse, risse, insulti. Non lo sono i loro conflitti - tra ragion di stato e legami personali, tra tribù pronte a massacrarsi e distruggere (e in qualche caso anche divorare...) il nemico senza pietà. Non lo sono i loro scopi - sopravvivere, ma anche comprendere, studiare, scoprire (e qui non si può non citare Argiope il re dei Boggart e potente stregone dalla curiosità insaziabile e tanto "scientifica" quanto amorale). Oppure impedire una guerra, come Albedo, il fratello di Cruna, oppresso dal peso delle responsabilità e disposto a sacrificare i singoli per il bene comune.E non è piccolo nemmeno il mondo in cui vivono, una discarica dove i nostri rifiuti diventano qualsiasi cosa: dove anche i frammenti di oggetti vengono riutilizzati, in una fantasmagoria di invenzioni e idee che stupiscono a ogni pagina, dove i coltellini divengono spadoni e le ruote dentate armi mortali, dove la tasca di un cappotto umano fa da sacco a pelo e un forno a microonde nasconde l'ingresso per un intrico di cunicoli sotterranei... che poi erano tane di ratto.Un romanzo crudele, questo Poison Fairies, che ha il sapore del ferro e della desolazione di un ambiente dove la natura stessa sopravvive invadendo gli spazi, mutando, avvolgendo, avvelenando e avvelenandosi. Una storia di lotta senza riposo e di tenacia. E insieme un romanzo entusiasmante e letteralmente "meraviglioso" nel lasciare a bocca aperta il lettore per lo stupore.Recensione pubblicata su http://aislinndreams.blogspot.it/2015...

  • Emanuele Corsi
    2018-10-18 02:12

    Petizione: i gentili editori dovrebbero scrivere, almeno in quarta di copertina, quando un libro non finisce. Non finisce nemmeno per sbaglio, né una mezza conclusione, né una pausa, no. Avete presente i finali di stagione delle vostre serie tv preferite? Hype montante, state lì col fiato mozzo a torturarvi le mani e improvvisamente ZAN, schermo nero e arrivederci all'anno prossimo. Ecco. Con l'ebook è anche peggio perché non hai il malloppone che si assottiglia fisicamente a mostrarti che non ci sono più pagine.Intendiamoci, va benissimo, hai il pubblico assicurato per la prossima stagione (o il prossimo libro) ma se non me lo aspetto rimango come un deficiente.A parte questo, Poison Fairies è un gioiellino. Niente che sia fuori posto, protagonisti estremamente credibili (per quanto, sì, siano folletti velenosi) con i loro punti di forza e le loro debolezze, un intreccio oscuro che pure si dipana con il giusto ritmo, un mondo ben congegnato e denso di trovate, buonismo zero. Mi riservo per un commento più approfondito sul mio blog.Non ho letto le altre uscite di Acheron Books, ma direi che l'intento è proprio di creare un fenomeno parallelo a quello della serialità televisiva, solo riportato alla letteratura, con romanzi "episodici" che catturano e invogliano al prossimo della serie. Può essere un meccanismo vincente, i miei migliori auguri. Intanto datemi il secondo volume delle mie fatine o faccio una strage.

  • Carlo Vicenzi
    2018-10-03 03:21

    Ci ho messo una buona fetta di tempo a decidermi a scrivere questa recensione. Non tanto per motivi esterni, quanto personali: Luca Tarenzi scrive come vorrei scrivere io, solo meglio.Ho trovato le creature del Piccolo Popolo inflazionate negli ultimi tempi, incastrate in pessimi romanzi romantici che poco avevano di fatato. L'idea di ambientare una storia con protagonisti di questo tipo all'interno di una discarica da quella ventata di freschezza (paradossalmente) di cui si sente tanto il bisogno.I personaggi sono ben caratterizzati, i dialoghi sono realistici in ogni situazione e non si ha la sensazione di una storia artefatta, mai.Ho apprezzato molto la resa di "perdita della memoria", non posso entrare nel dettaglio senza spoilerare, ma chi leggerà o ha letto capirà a cosa alludo.Il panorama Fantasy italiano è saturo di autori che credono di scrivere storie originali scimmiottando Tolkien o i giochi di ruolo del venerdì sera, creando l'illusione che nel nostro paese nessuno sia un degno scrittore di genere Fantastico, ma Luca Tarenzi è qua per dimostrare quanto non sia vero.

  • Francesco
    2018-10-05 09:10

    "La guerra della discarica" è il primo libro della trilogia di "Poison Faires". Il libro mi è piaciuto abbastanza, anche se dovrò leggere i seguiti per farmi un'idea completa. In effetti, il fatto che io stesso abbia voglia di leggere i seguiti è probabilmente il commento più significativo che io possa fornire a chiunque stia leggendo questa recensione per decidere se comprare o meno il libro. Fornirò un paio di motivi per cui leggere il libro ed un paio per cui non farlo:Motivi per leggerlo:- Worlbuilding molto originale sicuramente per l' idea di base ed abbastanza buono anche per come è stato poi concretamente sviluppato.- Nel finale, il ritmo si alza molto e il lettore inizia ad essere finalmente preso dalla lettura. Motivi per non leggerlo:- Protagonista che si lascia facilmente odiare per le sue smanie di protagonismo, testardaggine che la spinge a fare cose stupide, problemi ormonali, etc.. Ora, è chiaro che l'autore abbia scelto appositamente di avere una protagonista del genere. L'unica ragione per cui posso immaginare l'abbia fatto è perché probabilmente vorrà mostrare un percorso di crescita del personaggio nel corso della trilogia. Giusto! Fatto sta che la protagonista di questo primo libro sia davvero insopportabile.- Come (quasi) ogni libro fantasy, "La guerra della discarica" appartiene ad una saga. Io credo che quando si scriva una saga, si debbano sviluppare fili narrativi almeno su 2 livelli. Un primo livello narrativo che debba narrare di eventi che inizino e termino nel libro in questione (in modo da rendere "completo" ogni libro) e un secondo livello narrativo che debba narrare di eventi più ampi che si sviluppino nel corso della saga intera. Se invece crei un unico filo narrativo per l'intera saga, esso deve necessariamente essere interrotto al termine di ogni libro, rendendo lo stesso dunque incompiuto, un semplice capitolo subordinato a una saga completa invece che un libro completo appartenente ad una saga completa. Ebbene, ne "La guerra della discarica", la narrazione si interrompe in maniera molto brusca troncando tutti i fili narrativi, facendoti chiudere il libro con una sensazione di incompiutezza.

  • Valentina Bellettini
    2018-09-27 07:58

    Il piccolo mondo mi ha sempre affascinato.Quand'ero bambina guardavo le formiche e immaginavo le loro avventure in quella piccola realtà: mi chiedevo cosa si provasse a guardare i nostri oggetti così grandi, e al tempo stesso cosa volesse dire riuscire a captare le microscopiche caratteristiche di una foglia, un filo d'erba, o il petalo di un fiore. Forse starete pensando che ho visto troppe volte i film "Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi", "Z la formica" o il più recente (e meraviglioso) "Arietty, il mondo segreto sotto il pavimento", ma se invece siete come me, curiosi di scoprire le possibili avventure del mini-mondo, allora non potete di certo perdervi "Poison Fairies"!Diversamente da come siamo stati abituati, "Poison Fairies" non vanta una natura incontaminata per ambientazione: proprio come suggerisce il titolo del primo volume, le vicende si svolgono in una discarica, in mezzo ai rifiuti umani, dove trovare una batteria o un cellulare sono eventi unici e rari capaci di sconvolgere l'intera piccola comunità. A parte che questi rifiuti non dovevano essere smaltiti con tanta leggerezza (il messaggio ambientalista è appena accennato e molto sottile da recepire), il problema è che possono essere usati come vere e proprie armi!Ci troviamo infatti in un mondo fantasy quasi nascosto ai nostri occhi, poiché a parte gli enormi ratti o i terribili gabbiani, le vere protagoniste sono delle creaturine dalle dimensioni ancor più ridotte: le fate!Questi esseri si sono organizzati in una società di tipo medioevale governata dalla monarchia, e da tempo hanno definito i propri confini territoriali. Gli esseri fatati, infatti, sono divisi in più razze, la cui differenza si nota principalmente dall'aspetto e dalle abilità personali; ognuno di loro possiede il "Glamour", ossia quello che potremo definire come "potere" o "magia", che si può passare temporaneamente a un altro tramite il sangue. Ad ogni modo, come anche la storia umana insegna, quando c'è una diversità c'è anche una lotta, e gli equilibri sono così fragili che nonostante gli accordi firmati la guerra è alle porte, complice la principessa Cruna e i suoi colpi di testa.Del resto la protagonista è giovane, si affida alle emozioni e non pensa alle conseguenze, cosa che invece tocca a suo fratello il Re Albedo, su cui pesa l'eredità del padre e la responsabilità del regno. Ma anche in lui si nota una certa impreparazione, tanto che sembra più preso dal dare (dure) lezioni alla sorella ribelle e temere la mancanza di rispetto, piuttosto che fermarsi saggiamente a pensare al futuro del suo popolo.Come potete dunque intuire, il libro presenta la tipica struttura di una trama fantasy: la giovane eroina irresponsabile che deve fare i conti con la portata delle sue azioni, la magia, la guerra, persino un mistero familiare che in questo volume è appena accennato... tuttavia, mi sono resa conto adesso che in questa guerra non è chiaro quali siano le forze del bene e quelle del male! Insomma, in fin dei conti ognuno agisce in base ai propri leciti interessi: la batteria si trovava nel territorio dei Boggarts, quindi Cruna e i suoi amici avrebbero dovuto starne alla larga, poi sì, è anche vero che la tregua da loro firmata è tutta a vantaggio della tribù rivale, ma ormai hanno firmato, i patti sono quelli! Insomma, voglio proprio vedere come si evolverà la vicenda.Gli aspetti più interessanti, per non dire esilaranti, sono quelli che riguardano gli elementi fantastici: le creature fatate sono intriganti, sia per il loro aspetto particolare sia per i vari poteri di cui dispongono, per non parlare della diversificazione del carattere di ogni personaggio. Le descrizioni che ci aiutano a visualizzare le effettive misure di questi esseri sono geniali e buffe: "Portava una corazza fatta di rondelle di plastica e carapaci d'inserto", "[...] una delle guardie, un Goblin alto e largo di spalle incassato in una corazza di guscio di noce, gli si fece incontro puntando la lancia ricavata da un ago da cucito", e poi ancora, "[---] si ritirò dietro una lattina. - Sono sceso fino al torrente. Non è profondo, cinque o sei centimetri al massimo -. Verderame mandò un sibilo. -basta anche meno per annegarci-", così come mi è piaciuto il nomignolo "Pallide Morti" per i gabbiani; scoprirete il perché già nelle primissime pagine.Il romanzo, infatti, non è esente da scene di violenza, dolore, e morte. Non ci sono molte scene d'azione, ma quando si presentano sono avvincenti e sembra di vederle come in un film, tanto sono abilmente descritte.Oltre alla guerra e alla morte, l'amicizia è un altro dei temi principali. Non ho potuto fare a meno di affezionarmi a Cruna, Verderame e Disgelo. Quest'ultimo, però, confesso di averlo cominciato ad apprezzare solo verso la fine del romanzo. Inaspettato è l'amore omosessuale, accennato con delicatezza e naturalezza.Un personaggio che mi ha colpito fin dall'inizio è la misteriosa creatura catturata da Argiope dei Boggards (di cui ancora non sappiamo nulla), la figura delle sirene e gli episodi che le riguardano, e infine, la parte mitologica riguardo l'origine di quel (o questo?) mondo.L'epilogo è uno spassoso invito a leggersi il secondo volume, e dopo tutti questi aspetti positivi verrebbe da dare un cinque stelle, se non fosse che qualcosa mi frena. Forse il fatto che in certi punti ci siano delle scene un po' sottotono, un doveroso riempimento che i dialoghi da soli non riescono a risollevare, ma in compenso ci sono tutte le premesse perché il seguito possa aggiudicarsi il massimo dei voti, magari risolvendo qualcuno dei tanti misteri.Intanto, vi consiglio di leggere questo primo volume: non è così semplice trovare dei libri altrettanto fantasiosi.Questa e altre recensioni su:http://valentinabellettini.blogspot.com

  • Amaranth
    2018-10-19 03:13

    Da http://italiansdoitbetter-bookseditio...Una batteria di un'auto è un vero tesoro per i Goblin che vivono nella Discarica: raramente se ne trova una perché è un rifiuto che va smaltito altrove. Ma ce n'era una nel territorio dei Boggart ed era così piena di veleno da valere, secondo Cruna, il rischio che lei e i suoi compagni stavano correndo.La missione, organizzata a insaputa del fratello, il re Albedo, è l'inizio di una serie di avventure per Cruna. Con lei ci sono gli amici di sempre: Verderame, una Sluagh, ovvero una veggente morta alla nascita, e Disgelo, figlio di un Goblin e di una sirena come denunciavano le piccole squamette che gli ricoprono la pelle.La vita nella Discarica è dura. Il territorio, abitato da tribù del Piccolo Popolo in guerra tra loro, da Pallide Morti (i gabbiani), da sirene e da ratti, offre a tutti i mezzi per sopravvivere. I Boggart, però, sono sempre più numerosi e stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza dei Goblin: la tregua sta per essere rotta.Sono certa che anche voi, pensando alle creature della tradizione anglosassone, immaginerete boschi e verdi radure, luoghi pressoché incontaminati e dimenticati dall'uomo. La Discarica non condivide alcuno degli aspetti più romantici dell'ambientazione dettata dalla nostra immaginazione.Con Poison Fairies Tarenzi è riuscito a scuotere la mia fantasia, che un po' troppo facilmente si era adattata ai racconti più classici: il Piccolo Popolo, infatti, pur non perdendo l'indole violenta e vendicativa, si muove in un contesto più urbano e moderno e animando un ambiente che per noi è malsano, inospitale e vicino a essere mortale. Non solo: ogni rifiuto trova nelle mani di Goblin e Boggart una nuova vita ed è solo uno degli aspetti che mi sono piaciuti di più e mi hanno lasciato sempre più sorpresa.La brevità del romanzo richiede alla narrazione di svilupparsi piuttosto rapidamente, ma questo non significa rinunciare alle descrizioni o alla caratterizzazione dei personaggi. L'azione si mescola equilibratamente a parti più descrittive e la narrazione si sofferma sul passato delle fairies, sulla loro storia e genesi.Il racconto si concentra principalmente su Cruna, evidenziandone il carattere ribelle e l'insofferenza per il proprio status. La sventatezza di Cruna finisce con il ripercuotersi su Verderame, che è quanto Cruna abbia di più vicino a una migliore amica. La Sluagh è tenuta in alta considerazione dal re Albedo: la sua capacità di vedere oltre il Glamour dei nemici rappresenta un asso nella manica per i Goblin.Se Cruna è protetta dal suo status regale e l'essere Slaugh rende Verderame preziosa, Disgelo è sacrificabile senza alcuna esitazione. In più Disgelo non ha mai riconosciuto l'autorità e rappresenta una spina nel fianco per il governo.Paradossalmente, mi è sembrato che la caratterizzazione di Disgelo e Verderame fosse più accurata rispetto a quella di Cruna che, dopo essere stata inquadrata nei primi capitoli, mi è parsa leggermente più statica e meno interessante rispetto agli altri co-protagonisti.La brevità del romanzo (si tratta, infatti, di una serie che si sviluppa a episodi) non intacca la piacevolezza della lettura che è accentuata da parole in grado di risvegliare l'immaginazione. Non è solo una storia da leggere, ma anche da vedere e vivere in compagnia di Cruna, Verderame e Disgelo. E fidatevi: da quando li ho incontrati, non riesco a smettere di chiedermi quali creature si nascondano nelle nostre discariche.

  • Becki
    2018-10-04 09:15

    THE LANDFILL WAR by Luca Tarenzi is the first book in the Poison Fairies series, and my edition is translated from the Italian by Kieren Bailey. The novel tells the story of Needleye, a fairy who lives in a landfill. Life is hard in the landfill, as the tribe Needleye is part of has to defend itself from other fairy tribes and from seagulls, as well as remain hidden from man. A battery has been spotted on another fairy tribes land, and Needleye is determined to claim it.THE LANDFILL WAR is a really interesting concept; I don’t think I have ever come across a book about fairies that is set in a dump. Tarenzi makes the situation seem normal, and at the same time fraught with dangers. Tarenzi’s take on fairies is also quite unique, as the fairies in this book seem to be a conglomeration of different fairy species.One of the things I most enjoyed about this urban fantasy is that Tarenzi drops the reader straight into the action from the first page, and it never seems to stop. If you come into THE LANDFILL WAR and expect there to be some sort of romance – which to be fair, does seem to be quite common in this genre – then you will be disappointed. If, however, you are looking for a book that has action and mystery and politics, then I don’t think you will be disappointed with this book.Needleye is the main character, and the half-sister of her tribe’s king. As such, she is afforded a lot more leeway than other members of the tribe. At times I found her kind of flat, and I wondered about her motivation – my edition of the book is just over two hundred pages long, and although there is some backstory at times I found it difficult to empathise and relate to the characters. Having said that, Needleye is a kick-ass character, and very strong minded. She also has some very loyal friends in the form of Thaw and Verdigris. The friendship between these three characters is basically what carries the novel, and why I enjoyed reading it.Plot-wise this book has typical first book syndrome; there is a lot of set-up for later books in this series, and not really a lot going on in this book. That being said I think there is a lot of potential for future books and Tarenzi builds a super interesting world, which I would like to see more of. Although there isn’t a lot of plot, what there is, is quite interesting and somewhat of a page-turner as there are lot of twists and turns, and so many things going on.THE LANDFILL WAR is full of promise, and if you are a fan of the urban fantasy genre then it may well be worth your while to check it out. If you are looking for something a little different from your usual romance-orientated UF, then this may well be the book for you. Although there are a few things that I would have liked to have been explored more, THE LANDFILL WAR is an enjoyable read.Originally posted on The Flutterby Room. I got a copy of this book from the publisher in exchange for an honest review. You can find the original post here.

  • Mario Pacchiarotti
    2018-09-20 09:07

    Voi non lo sapete, non tutti almeno, ma io vivo a circa tre chilometri da una discarica. Per mia fortuna i venti dominanti in questa zona fanno sì che questa si trovi sottovento rispetto a casa mia, ma quei rari giorni in cui tirano in senso contrario i miasmi mi ricordano la sua presenza a così breve distanza.Più di una volta ho immaginato, nelle mie follie pre-sonno, mostri che si sviluppavano sotto la coltre di liquami e immondizia. Storie il cui epilogo era sempre simile e per niente felice per l'umanità. Che volete, la nostra la vedo come una grave colpa e il mio modo di immaginare una punizione è alquanto pittoresco. Purtroppo la natura in qualche modo ci somministra comunque un duro prezzo da pagare, ma lavora in modo meno eclatante.Questo per farvi capire quanto mi possa aver colpito l'ambientazione di questo romanzo, una bella discarica di quelle puzzolenti e poco curate. Non ci sono i mostri che animavano le mie pensate notturne, ma c'è di meglio, un'intero mondo di tribù, folletti, forse normali animali trasformati dai veleni, forse antiche razze nascoste che hanno dovuto adattarsi a vivere delle nostre immondizie. Sono piccoli, sono (forse) magici, o forse hanno semplicemente poteri psichici, hanno un rapporto speciale con il veleno e, come tutti gli esseri viventi, lottano per sopravvivere.Ecco, basterebbe questa ambientazione così originale per giustificarne la lettura.Ma l'ambientazione, che è la prima cosa che mi ha colpito, ed è fantastica, non è la parte migliore. Non lo è neanche la trama, che pure mi ha tenuto incollato al libro e me lo ha fatto divorare (e mi ha fatto comprare la puntata successiva non appena finita l'ultima pagina).No, la parte migliore di questo romanzo sono i personaggi. Non parlo solo di Cruna, troppo facile innamorarsi della ribelle, coraggiosa, incosciente, generosa (e andate avanti con gli aggettivi tipici dell'eroina). Ci sono Disgelo, Verderame, Livido, Albedo, Argiope, Bicorne...Ognuno creato per offrirvi una bella caratterizzazione dell'umana natura. Abbiamo tutto, così non è difficile immedesimarsi nell'uno o nell'altro a seconda della propria inclinazione.Personaggi con pregi e difetti, idee e dubbi, non perfetti, non banali.Dunque, riepilogando, abbiamo un'ambientazione originale e in qualche modo legata alla realtà, con richiami non banali a problematiche attuali. Abbiamo una storia avventurosa ed intrigante, che nel primo romanzo della serie lascia intuire sviluppi e sorprese in quelli successivi. Abbiamo personaggi vividi, ben strutturati, di cui è facile innamorarsi (oppure odiarli). Gli ingredienti ci sono tutti e l'insieme è davvero gradevole. Se proprio devo cercare qualcosa che non va, posso citare il Glamour. Ma si vede che chiamarlo fascino non rendeva bene. Va be', perdono Luca in anticipo, ancora prima che ci spieghi perché l'ha voluto chiamare così.Recensione sintetica: compratelo e leggetevelo.

  • Alessia Palumbo
    2018-10-16 08:15

    Era da moltissimo tempo che desideravo leggere qualcosa di Luca Tarenzi e sono contenta di aver cominciato proprio da questo volume.Se qualcuno me l'avesse detto appena un mesetto fa, prima di acquistare questo libro o di conoscerne la sinossi, non avrei mai creduto che un libro su delle fate mi sarebbe potuto piacere tanto.I personaggi sono reali, così come lo sono le loro emozioni. Le loro reazioni sono logiche e coerenti, e questo mi è piaciuto tantissimo. Mi sono piaciute moltissimo anche le metafore utilizzate (una falena del colore del cartone bagnato, e così via...), che sembrano proprio acquistare un particolare pregio poichè tutta la vicenda è ambientata in una sconfinata (almeno agli occhi dei protagonisti) discarica. Quelle metafore, apparentemente povere e non auliche, sono meravigliose proprio perchè rispecchiano la vita di tutti i giorni del piccolo popolo. Durante la lettura, mi ha anche inoltre divertito molto leggere i modi inventati da Tarenzi per la creazione di oggetti usando piccola spazzatura; la tasca imbottita per un sacco a pelo, due rotelle di una sveglia per dei tirapugni, un elastico per un capo di vestiario. Un libro senza dubbio da leggere, contenuto in una curatissima veste grafica da parte della Acheron Books. Menomale che, giunta a metà lettura, ho deciso di acquistare il seguito su Amazon, e dalla prossima settimana potrò tornare a leggere. Anche se temo che l'attesa risparmiata adesso la dovrò patire prima dell'uscita del terzo volume.Soltanto una cosa non ho capito, ma temo che potrebbe essere o un errore di stampa o semplicemente una mia distrazione: nella quarta di copertina di questo volume il re dei Boggarts viene chiamato Waspider, mentre all'interno del romanzo, sia nella sinossi del secondo volume, viene chiamato Argiope. Mi è sfuggito qualcosa?

  • Alice Chimera
    2018-10-19 06:04

    La discarica non è mai stata così fantasyLa discarica è un’ambientazione che solitamente non considereremmo come casa per delle creature fatate, eppure i Moryan hanno imparato a viverci, si sono divisi in tribù e hanno prosperato utilizzando ciò che l’uomo scarta. Vivere tra i rifiuti però è difficile e un nuovo carico di rifiuti può cambiare il destino del suo popolo, per questo Cruna ha deciso di rompere gli schemi e affrontare a viso aperto i Boggarts: vuole rubare una batteria, fonte di veleno e rifiuto raro che potrebbe decretare un vantaggio in caso di guerra. Per quanto sia una principessa, sta agendo di nascosto al fratello Re Albedo e se dovesse fallire nemmeno il suo status la potrebbe salvare.Prima della lettura di questo libro non avrei mai pensato di vedere personaggi della tradizione classica come i Goblin in una ambientazione moderna che non fosse il solito mondo moderno; la scelta della discarica da parte dell’autore attribuisce una visione molto più tridimensionale ad una storia che se ambientata nel sottobosco sarebbe risultata la solita storiella di serie “b”. Vedere come un elemento fatato entra in contatto con la bruttura del nostro mondo moderno poi rivela una grande creatività che l’autore esprime a trecentosessanta gradi trasformando la spazzatura in elementi di vita quotidiana per il piccolo popolo: più volte durante la lettura mi sono sentita quasi contenta che i rifiuti (più o meno differenziati) finissero tra le mani dei Moryan e trovassero davvero una via di riciclo nonostante siano materiali inquinanti.La trama, lo stile sono buoni, non si può negare che Poison Fairies sia scritto bene e abbia tutti gli elementi per coinvolgere il lettore. I personaggi principali sono tre ed è possibile conoscendone la storia, amarli o odiarli, senza che la storia passi in secondo piano.Che dire, Luca Tarenzi torna ad affascinare e a farci sognare nonostante tutto accada in una discarica. Mi sento di concedere le cinque stelle, è il primo volume di una trilogia e mi aspetto che anche i volumi a seguire siano così eccezionali. Lo consiglio agli amanti dell’urban fantasy puro e del fantasy: la discarica non è mai stata un luogo di fantasia eppure in questo libro sembra più fantasy di un bosco fatato.

  • I Mondi Fantastici
    2018-10-12 08:19

    “Poison Fairies” è un romanzo “cattivo”. Non aspettatevi le fate Disney, le principessine luminose e svolazzanti che dispensano polveri magiche sull’umanità per renderla felice. Queste fate sono mostruose, velenose e pericolose e non è consigliabile farle arrabbiare. Un’interpretazione nuova di vecchie leggende che dimostra come sia ancora possibile (r)innovare il fantasy anche in Italia. Dopo licantropi e lupari, angeli e demoni e divinità, Luca Tarenzi ci porta in un nuovo mondo, vicino a noi (una discarica, che potrebbe trovarsi fuori da qualunque città italiana) ma al tempo stesso lontano, in un regno fantastico, dove vivono goblin e Slaugh, sirene (in un lago, presumibilmente una pozzanghera d’acqua piovana e scoli di chissà quali rifiuti!) e Boggart, un regno dove si combatte una guerra continua per la sopravvivenza, quasi fosse un regno degli umani, separato da confini, con sentinelle, patti da rispettare e eserciti da organizzare in caso di guerra aperta. Su tutto aleggia una cappa di tensione, una specie di miccia pronta ad esplodere e infatti la sensazione generale è che “La guerra della discarica” sia il prodromo di una vera e propria Grande Guerra che sta per scoppiare, con i pedoni che si stanno posizionando, alcuni consapevolmente, altri meno, in attesa che molte mosse vengano svelate. Un romanzo originale, consigliato a chi vuole evadere dalla routine dei soliti cliché letterari fantastici e immergersi in un mondo nuovo. Con un piccolo avvertimento: la storia non finisce alla fine del libro, che si interrompe in maniera abbastanza brusca, lasciando il lettore a chiedersi se sia stato uno scherzo dei Boggart o se davvero bisogna aspettare il romanzo successivo per scoprire come procedono le avventure di Cruna e degli altri.

  • Diletta
    2018-10-02 06:53

    Tarenzi vince su tutta la linea con queste fate.Insomma, del Piccolo Popolo ne abbiamo ormai sentite a bizzeffe e la figura delle fate è ormai stata ribaltata, rimodellata in qualsiasi maniera possibile. Ma le fate sono prima di tutto una creatura del folklore che non rientra certo nella categoria "che fortuna, vedrai che le cose andranno bene ora!". Ci si protegge dal fascino delle fate, si evitano i sentieri dove è possibile incontrarne qualcuna. Causano illusioni, traggono in inganno. Sono piccoli esserini potenti, non farfalline con cui ridacchiare. E le fate di Tarenzi sono infatti colme di potere. Un potere parecchio intrigante chiamato glamour. Ogni glamour è diverso, alcuni sono più potenti altri meno, alcuni capaci di creare illusioni altri capaci di poter vedere oltre ogni cosa. E queste fate, che vivono in mezzo a guerre e colpi di stato vivono in una discarica. In mezzo all'immondizia umana. Per farla breve ragazzi, abbiamo un urban fantasy completamente diverso dal solito. Qui le fate sono in questo contesto così poco adatto a loro, così violento e crudo, ma perfettamente adeguato a quello che ci viene raccontato. Le fate, che restano comunque espressioni della madre terra, spiriti delle acque, della vegetazione, qui si nascondono dentro un porta cd, dentro un microonde.

  • Eustachio
    2018-10-05 03:11

    Se fai parte del popolo fatato e vivi in una discarica, accaparrarsi la batteria di un'auto significa ottenere un'arma fondamentale nella guerra tra le fazioni. D'altra parte la batteria si trova oltre il confine, e se sei il re dei Goblin e hai lottato per la tregua con i Boggart non hai la benché minima intenzione di mettere a repentaglio la tua gente per recuperarla.Questo paragrafo racchiude quasi tutti gli elementi che ho adorato di questo romanzo: l'ambientazione originalissima; l'ingegnosità del popolo fatato, per cui la spazzatura degli umani rappresenta una risorsa, da un ditale usato come braciere all'acido della batteria usato come veleno; la facilità con cui sono comprensibili le ragioni di tutti i personaggi, anche se conducono in direzioni opposte, anche se portano ad azioni stupide con conseguenze mortali.La guerra della discarica è solo la prima parte di una trilogia. Nonostante lasci molte cose in sospeso, riesce a chiudere sorprendentemente bene la vicenda della batteria, dando alla storia un senso di compiuto. È l'ennesima dimostrazione che anche in Italia, dopo anni di fantasy spazzatura, è possibile trovare autori validi in grado di competere in un panorama internazionale. L'ironia, in questo caso, è che questa storia prenda vita proprio in mezzo alla spazzatura.

  • Hendioke
    2018-10-18 01:02

    Un concetto originale nel suo rivisitare figure così antiche e archetipiche in un contesto decisamente... inaspettato :DLa caratterizzazione delle fate e del loro mondo è il punto di forza del libro, grazie all'invenzione del Glamour (una sorta di aura/forma di magia/linfa vitale) e a una struttura sociale attentamente costruita attorno ai bisogni essenziali di un popolo a perenne rischio di estinzione. Seguono, per interesse, il carisma dei personaggi e, infine, la storia che c'è, è buona ma è tronca, nel senso che, nonostante una vicenda rocambolesca che trova avvio, sviluppo e fine all'interno del libro si sente forte il suo essere la prima parte di una trilogia.Merita di essere letto ma tenendo conto di questo: che è al tempo stesso un'opera compiuta e la prima parte di una storia più lunga.

  • Luca89
    2018-09-29 02:16

    Di questo scrittore ho letto anche altro e mi pareva più ispirato. Questo parla di discariche e insomma.... non è sta gran cosa...Ci mette dentro un po' di tutto e il mix dovrebbe piacere sulla carta ma anche se strano e diverso, ha quel senso di già visto e alla lunga stanca.Peccato perchè eè scritto anche bene e mi sarei aspettato di più. In generale riesce giusto a intrattenere un po'...

  • Alex Goetling
    2018-10-11 07:06

    Fate, folletti e sirene come non li avete mai visti. Piccoli esseri, selvaggi e feroci, perchè piccolo, selvaggio e feroce è il loro mondo: una discarica, scenario di guerre e fortissime emozioni, tanto intense da sgorgare dai corpi in nuvole di potere magico. Originale. Intenso. Da leggere assolutamente. Aspetto con impazienza il seguito!

  • Francesco
    2018-10-18 09:03

    Trovate cosa ne penso di questo libro sul mio blog:http://www.casteloricalco.eu/archives...

  • Chiara
    2018-10-17 08:19

    Ho comprato il libro su suggerimento di un amico: ho trovato gradevole l'ambientazione e i personaggi, un po' scontata forse la storia...Lo stile è buono, comunque, attendo opere future!